Definizioni e chiarimenti utili sulla terminologia e i significati rilevanti nell’ambito della Rieducazione alla Scrittura

Che cos’è la disgrafia?

Il termine disgrafia si riferisce ad una scrittura che si presenta eccessivamente lenta e faticosa, oppure impulsiva e poco controllata, maldestra e difficilmente leggibile, spesso spazialmente poco ordinata, con un livello grafo-motorio generale che non corrisponde né all’età, né alla classe di frequenza dello studente.

Si tratta di un disturbo specifico di apprendimento che riguarda ogni bambino o adulto che presenta una scrittura carente da un punto di vista qualitativo, senza che alcun deficit neurologico o intellettivo giustifichi tale problematica. La disgrafia riguarda quindi esclusivamente il gesto grafico e comporta un’importante difficoltà nell’esecuzione della scrittura a mano.

Che differenze ci sono tra disgrafia, dislessia e disortografia?

Spesso si tende a confondere nel linguaggio comune questi tre disturbi specifici dell’apprendimento che risultano peraltro strettamente connessi tra loro. In realtà, ciascuno riguarda un’area specifica di apprendimento e dunque corrisponde a una difficoltà particolare, pur nel medesimo ambito della lingua scritta.

La disgrafia riguarda gli aspetti propriamente motori della scrittura a mano che si riflettono in mancanza di ritmo, in lentezza eccessiva o in impulsività motoria, in scarsa leggibilità e in disarmonia spaziale, mentre la disortografia è relativa alle difficoltà di tipo linguistico, a livello ortografico, semantico e lessicale.

La dislessia si riferisce invece ad una difficoltà specifica nella decodifica dei grafemi in fase di apprendimento della lettura, senza deficit intellettivo o neurologico. Essa si manifesta, ad esempio, con scambio di suoni simili, incapacità di percepire le lettere doppie e tendenza a confondere lettere affini. Inevitabilmente, questa difficoltà nel riconoscimento della giusta sequenza dei suoni e dei grafemi si riversa poi direttamente anche sulla scrittura.

Normalmente, si tende con facilità a confondere questi diversi tipi di disturbo dell’apprendimento, in quanto spesso la disgrafia non si presenta semplice, bensì complessa, cioè associata a problemi di ortografia e/o di dislessia.

In ogni caso, che si tratti di disgrafia pura o di forme congiunte, è essenziale prestare particolare attenzione e riconoscere situazioni di svantaggio fin dal loro emergere, al fine di programmare itinerari educativi individualizzati per il recupero delle abilità deficitarie, usufruendo di tutte le risorse di consulenza specialistica presenti nel territorio.

A che punto è oggi la ricerca sulla disgrafia?

Per quanto riguarda gli studi sulle difficoltà del gesto grafico, esistono diverse ricerche sulle disgrafie acquisite in età adulta, ma relativamente poche sulle disgrafie in età evolutiva.

In Italia manca attualmente una rilevazione statistica su ampia scala dell’incidenza di tale disturbo durante la frequenza scolastica, anche se le numerose richieste di consultazione da parte degli insegnanti e delle famiglie inducono a sostenere che il fenomeno sia abbastanza frequente e addirittura in crescita.

Prova ne è una recente ricerca statistica condotta in varie regioni italiane dall’Associazione GraficaMente su più di 2200 bambini al termine della quinta classe di scuola primaria in cui si calcola una percentuale di 20,7% alunni con difficoltà esecutive nella scrittura a mano, di cui il 5,5% in forma grave, quando gli alunni dovrebbero avere consolidato le basi di un adeguato sviluppo grafo-motorio.

Ciò nonostante, fino ad oggi ci si è concentrati prevalentemente, sia in fase di apprendimento scolastico sia a livello sanitario, ma anche nella ricerca, sui processi di apprendimento di lettura e della dislessia, nonché degli aspetti linguistici della scrittura (metafonologia e ortografia), mentre solo marginalmente dei problemi esecutivi di scrittura che sono alla base della disgrafia.

A riprova di ciò, nella ricerca statistica sopra citata si evidenzia come solo lo 0,7% di scritture tra quelle esaminate ha disgrafia segnalata (cioè riconosciuta o dalla scuola o dai servizi sanitari), contro il 20,7% di bambini che presentano effettivamente inadeguato sviluppo grafo-motorio.

Da qui la constatazione di un fenomeno sommerso che viene troppo spesso sottovalutato se non addirittura ignorato, con inevitabili ripercussioni sull’apprendimento e sulle possibilità di realizzazione future.

Appare dunque evidente che ancora poca ricerca è stata compiuta per comprendere l’incidenza della disgrafia in Italia, ma soprattutto la ricerca è ad oggi incompleta per individuare la specificità di questa problematica dell’apprendimento sia come cause sia come fenomeno in sé, tanto è vero che talvolta viene abbinata alla dislessia, talaltra alla disprassia (problema nell’organizzazione dei movimenti volontari) o ancora, quando si unisce a errori di ortografia e morfosintattici, viene collocata nell’ambito dei disturbi dell’espressione scritta, creando così confusione soprattutto ai non addetti ai lavori.

Chi è più colpito dalla disgrafia: maschi o femmine?

La disgrafia interessa soprattutto soggetti di sesso maschile (circa l’80% sul totale) e relativamente quelli mancini, in quanto la scrittura verso destra della nostra cultura non favorisce l’esecuzione di chi utilizza la mano sinistra per scrivere.

Come si riconosce la disgrafia?

La mano del bambino disgrafico a livello esecutivo scorre faticosamente per tracciare lettere e cifre, mentre la sua postura e impugnatura sono spesso scorrette, poiché il tono muscolare tende a essere o troppo rigido o eccessivamente rilasciato.

D’altra parte, il gesto grafico risulta poco fluido, con frequenti errori di direzione: o troppo lento o troppo rapido e mal controllato, spesso aritmico e rigido, con pressione irregolare.

Anche la capacità di utilizzare lo spazio grafico è di solito carente: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra le righe, tra le lettere e tra le parole, senza riuscire ad allineare i grafemi in modo regolare sul rigo di base.

Conseguentemente, la scrittura diventa stereotipata (con lettere che tendono a confondersi tra di loro), spesso illeggibile, disordinata e maldestra nella conduzione del tracciato.

Quali sono le differenze tra disgrafia e le difficoltà di scrittura?

Tuttora, si tende a distinguere, secondo il quadro clinico, tra disgrafia come disturbo specifico di apprendimento (dovuta prevalentemente a cause neurobiologiche) e difficoltà scolastica di scrittura (dovuta più a mancati stimoli in fase di insegnamento/apprendimento). Tuttavia, sulla base dei più recenti studi scientifici, si tratta in realtà di una medesima linea continua di difficoltà analoghe, anche se di grado diverso che dovrebbero indurre ad interventi di maggiore prevenzione e recupero, prima di ricorrere eventualmente a strategie dispensative e compensative, come previsto dalla Legge 170 del 2010 sui DSA

Quali sono le cause della disgrafia e delle difficoltà grafo-motorie?

Come per gli altri disturbi specifici di apprendimento, la disgrafia nel quadro clinico viene attribuita prevalentemente a cause neurobiologiche, per lo più di tipo innato, anche se attualmente ciò non è dimostrato per la disgrafia in età evolutiva, in quanto nel bambino non è stata ad oggi individuata dagli studi scientifici una corrispondenza fra alterazione neurologica specifica e difficoltà esecutiva in fase di scrittura.

Del resto, i più recenti studi di neuroscienze dimostrano che lo sviluppo infantile è condizionato in modo inestricabile da entrambi gli aspetti innati e acquisiti. Pertanto, la causa di difficoltà anche molto significative di apprendimento è dovuta a un’interazione spesso complessa tra le caratteristiche soggettive di un individuo con le caratteristiche ambientali (sociali, educative e scolastiche).

Attualmente, si tende a considerare quali principali cause soggettive predisponenti alle difficoltà esecutive di scrittura manuale in età evolutiva le seguenti:

– difficoltà legate alla motricità;
– lateralità crociata o non ben definita;
– mancinismo semplice o contrariato;
– difficoltà di orientamento e di organizzazione spaziale;
– difficoltà ortografiche e di organizzazione del linguaggio;
– dislessia;
– insufficienza mentale;
– immaturità e difficoltà psico-affettive.

Tali cause soggettive poi tendono a combinarsi e a interagire con le condizioni ambientali e soprattutto con la quantità e la qualità degli stimoli educativi e scolastici ricevuti nei primi anni di vita e nelle prime fasi di apprendimento grafico e più in particolare della scrittura, tra cui ad esempio:

  • scarsi stimoli per lo sviluppo della motricità globale, di una corretta postura e di tipo percettivo;
  • imitata stimolazione nell’uso delle mani (motricità fine e manipolazione);
  • eccessivo spontaneismo nell’uso degli strumenti della vita comune e in particolare degli strumenti grafici;
  • prematurità scolastica;
  • metodo di preparazione e di insegnamento della scrittura poco coerente o inadeguato;
  • eccessiva rapidità nell’insegnamento iniziale della scrittura;
  • eccessiva richiesta di quantità e di velocità esecutiva nei primi anni di apprendimento della scrittura;
  • assenze scolastiche ricorrenti;
  • frequenti cambiamenti di insegnanti.
  • Inadeguato arredo scolastico: ad esempio banchi a e sedie non ergonomiche.

Pertanto, le difficoltà di scrittura o disgrafie si presentano come un fenomeno complesso, differenziato da soggetto a soggetto, che possono essere comprese solo nell’ambito delle caratteristiche particolari dello scrivente e dell’ambiente in cui vive.

Quali sono gli strumenti per individuare la presenza di una disgrafia?

Esistono diverse scale e strumenti per misurare la presenza e il livello di gravità di una disgrafia. Tra i principali ricordiamo la Scala di Disgrafia (scala D), realizzata in base a studi statistici dall’équipe di J. de Ajuriaguerra e la Scala BHK (bibliografia) che possono essere propriamente utilizzate soltanto da esperti.

È comunque compito di un operatore specializzato fare una valutazione generale e analitica della scrittura, così come delle modalità grafo-motorie per la sua realizzazione – postura, coordinazione motoria, impugnatura della penna, ecc. – per stabilire il grado di gravità del problema, le probabili cause, le modalità di intervento e le effettive possibilità di recupero.

Quali sono le conseguenze della disgrafia?

Spesso si tende a sottovalutare le problematiche che si innescano quando un bambino non ce la fa ad imparare a scrivere bene e con adeguata fluidità.

In realtà, un bambino con queste difficoltà matura un crescente senso di inadeguatezza rispetto alle richieste scolastiche e alle aspettative di insegnanti e genitori.

Infatti, quanto più aumenta la richiesta di rapidità e di quantità di produzione grafica, tanto meno egli riesce a restare al passo con i ritmi dell’insegnante, peggiorando sempre più la qualità esecutiva, ma soprattutto riuscendo a prestare minore attenzione ad altri aspetti del testo scritto, come a d esempio all’ortografia.

Analogamente, in matematica, la scarsa distinzione delle cifre e il mancato ordine nell’incolonnamento finiscono per ripercuotersi negativamente anche sull’abilità di calcolo e sulla soluzione dei problemi, per cui a catena si assiste a un abbassamento del rendimento scolastico generale.

Un bambino con queste difficoltà si sente pertanto sempre più insicuro, ansioso, sempre in affanno, con crescente sfiducia nelle proprie capacità di farcela a scuola come in altri aspetti della vita quotidiana. Facilmente diminuisce anche la sua motivazione per le attività scolastiche, soprattutto quelle scritte che gli richiedono un grande sforzo e affaticamento o addirittura gli provocano dolori veri e propri all’avambraccio, al polso o alla mano, sottraendo così ulteriore attenzione agli altri aspetti dell’apprendimento, ma soprattutto privandolo della serenità di stare a scuola e della gioia di apprendere cose nuove.

Oltre a ciò, il bambino avverte che gli adulti gli rimandano un’immagine riflessa di sé negativa, sente di deludere le aspettative sia degli insegnanti, sia dei genitori che eventualmente ricorrono a massacranti quanto inutili esercizi supplementari in corsivo, ottenendo come sostanziale risultato un consolidamento degli automatismi scorretti, un abbassamento ulteriore della sua autostima e un peggioramento del rapporto tra genitori e figlio.

Il mancato apprendimento di una adeguata scrittura manuale genera quindi a catena o si associa perversamente a una serie di altre difficoltà scolastiche, minando progressivamente la motivazione allo studio, il profitto scolastico e la fiducia in sé, spesso peggiorando i rapporti con insegnanti e genitori, se non anche con i compagni.

Per tutti questi motivi, le difficoltà esecutive di scrittura manuale sono molto più del fenomeno in sé, in quanto provocano un circolo vizioso crescente finché un esperto specializzato nel settore non trova il percorso di riabilitazione più idoneo, a seconda del caso, per rimettere il bambino in carreggiata, in pari coi coetanei o comunque in grado di utilizzare al meglio le proprie risorse, per affrontare le crescenti richieste scolastiche e riprendere coraggio e fiducia in se stesso.

Meglio la scrittura a mano o la videoscrittura?

Malgrado si pensi che la pratica di scrivere a mano sia un’attività ormai superata nella nostra società digitale, ancora oggi essa è una delle attività più frequenti nella routine scolastica. Infatti, gli studenti trascorrono buona parte della loro giornata a scuola a scrivere a mano e in altri compiti di motricità fine, e la ricerca ci conferma che le difficoltà incontrate in questo campo possono interferire con il profitto scolastico e che la scrittura è il più comune problema degli studenti con disturbi di apprendimento tra i 9 e i 14 anni.

Disgrafia e interazione multimedia
Disgrafia – Interazione Multimedia

È vero che in alcune scuole statunitensi e in Finlandia è stata sostituita la scrittura a mano fin dall’inizio della scuola elementare con i caratteri di stampa e l’uso del computer, nella convinzione che questo metodo possa facilitare l’apprendimento della letto-scrittura. Tuttavia, recenti ricerche scientifiche smentiscono in modo evidente queste tesi, mostrando come scrivere a mano presenti maggiori vantaggi per lo sviluppo della motricità fine, così come nella capacità di riconoscere e di memorizzare le lettere, di imparare a leggere più rapidamente, ma anche di realizzare una produzione scritta migliore in quantità e qualità, rispetto a chi usa la tastiera di un computer.

Ma al di là di queste semplici constatazioni, appare di maggiore rilievo chiedersi quali siano le conseguenze dello scrivere a mano o al computer nell’apprendimento di un bambino.

Studi recenti mostrano come la percezione attraverso i sensi e la motricità sono strettamente collegate durante le fasi di sviluppo e dipendono dalla nostra interazione diretta col mondo circostante.

In base a tale visione senso-motoria, il processo di scrivere a mano o al computer è radicalmente diverso. Nel primo caso, si tratta di un’attività motoria specializzata che comporta l’uso di una sola mano scrivente, mentre l’altra mano offre solo un sostegno sul foglio. Quando scriviamo a mano, c’è un rapporto diretto tra il nostro atto di scrivere e il prodotto grafico ottenuto, per cui la nostra esperienza coinvolge tutto il corpo e tutti i sensi. Da qui la possibilità, quando gli automatismi di scrittura a mano sono ben consolidati, di personalizzare nel tempo la grafia, in una maniera unica e inimitabile.

Al contrario, nella scrittura al computer, si perde completamente questa componente di contatto diretto tra il processo e il prodotto grafico. Si usano entrambe le mani per pigiare i tasti, senza la consapevolezza del movimento necessario per eseguire ogni lettera, mentre la percezione visiva è divisa tra sguardo sulla tastiera per controllare la posizione dei singoli tasti corrispondenti alle lettere e sguardo sullo schermo per controllare quanto si sta scrivendo. Si perde così completamente il contatto col corpo, la combinazione dei sensi correlati a precisi movimenti di motricità fine, mentre la scrittura diventa impersonale.

D’altra parte, altre ricerche in Francia dimostrano che la scrittura a mano rispetto alla scrittura al computer porta i bambini a riconoscere e a memorizzare meglio le lettere, poiché a ogni lettera corrisponde un solo movimento, invece quando si scrive alla tastiera, si tratta semplicemente di localizzare e di attivare un punto della tastiera corrispondente a quella lettera.

Non vanno inoltre sottovalutati i rischi di un eccesso di uso di tecnologia digitale nei bambini, come afferma lo psicologo tedesco M. Spitzer: «I risultati dei primi studi su questo argomento indicano che un’accresciuta digitalizzazione della scrittura, che fa la sua comparsa già nell’infanzia, ha conseguenze negative sulla capacità di lettura di bambini e adulti.»1 Conseguentemente, «una efficace lezione di lettura e scrittura, condotta sulla base dei principi neurobiologici di apprendimento, potrebbe addirittura contrastare la dislessia e la disgrafia, provocate da cambiamenti di regioni cerebrali responsabili dell’elaborazione linguistica e spesso a loro volta causa di gravi ripercussioni sullo sviluppo individuale.»2

L’apprendimento della scrittura a mano risulta quindi più positivo in fase evolutiva rispetto a quello di videoscrittura e pertanto dovrebbe essere accompagnato da una didattica efficace e specifica che potrebbe avere effetti di prevenzione e di contrasto nei confronti delle difficoltà di apprendimento.

Che cos’è la rieducazione della scrittura?

Malgrado sia ancora poco diffusa in Italia, la rieducazione della scrittura offre una metodologia molto importante ed efficace per il recupero della disgrafia, nell’ambito dei possibili interventi sui disturbi specifici di apprendimento.

Disgrafia - La Rieducazione alla Scrittura
Disgrafia – La Rieducazione alla Scrittura

Spesso nei centri preposti per le diagnosi dei DSA, si propone di risolvere il problema della disgrafia suggerendo di sostituire la scrittura a mano con l’uso della tastiera al computer o di scrivere in stampatello anziché in corsivo. Tuttavia, questa soluzione non può che essere rinunciataria, in quanto presuppone che non si possano in alcun modo sviluppare le potenzialità del bambino, per cui si sceglie di aggirare il problema anziché cercare di realizzare un vero recupero.

Nata in Francia alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la rieducazione della scrittura vanta tecniche promosse da esperti come H. Masson, J. De Ajuriaguerra e R. Olivaux e applicate nel corso di circa mezzo secolo per aiutare i bambini disgrafici.

Poiché la scrittura non è un processo spontaneo bensì acquisito, in fase di apprendimento è importante che le abitudini di postura, presa della matita, direzioni dei gesti e modello delle lettere vengano assimilate correttamente. L’esercizio ripetuto nel tempo attiva percorsi neuronali in grado di generare degli automatismi corretti.

Se durante l’apprendimento si creano automatismi “sbagliati” (ad esempio posture o impugnature scorrette, direzioni delle lettere non funzionali), poi nel corso del tempo quelle abitudini si aggraveranno, fino all’emergere di vere e proprie disgrafie che per essere risolte richiederanno poi un intervento specifico ed individualizzato.

La rieducazione della scrittura interviene dunque per realizzare potenzialità latenti che non erano state prima di allora utilizzate dal soggetto. Essa comporta un processo che tende a fare abbandonare gli automatismi “scorretti”, per attivare percorsi neuronali più efficaci da un punto di vista funzionale e per creare abitudini che facilitino il gesto grafico della scrittura, come leggibilità, scorrevolezza e ordine spaziale.(pittografia)

Normalmente, un percorso di rieducazione dura dalle 10 alle 20 sedute e viene intrapreso tra la seconda e la terza classe di scuola primaria, anche se è possibile un recupero anche in classi più avanzate e persino negli adulti, purché vi sia una adeguata motivazione e uno specifico allenamento. Infatti, oltre all’appuntamento settimanale, è importante l’impegno del soggetto che deve eseguire a casa esercizi quotidiani di potenziamento degli aspetti funzionali inizialmente carenti.

Una rieducazione può dirsi conclusa quando un bambino scrive bene in modo autonomo e in ogni situazione, a casa e a scuola, in modo ben leggibile e con velocità adeguata alla sua età. E la risoluzione di questo problema innesca benefici ad ampio spettro, da quelli del rendimento scolastico, a quelli della motivazione, della serenità e della fiducia in sé.

 

2 thoughts on “FAQ

  • gennaio 4, 2019 alle 11:55
    Permalink

    È estremamente interessante il vostro percorso educativo alla disgrafia e credo che vada diffuso per i genitori e per gli operatori del settore
    Dott. ssa Silva Stella Pediatra
    Responsabile Medicina Preventiva Età Evolutiva ASL Roma6

    Rispondi
    • gennaio 5, 2019 alle 09:34
      Permalink

      Gentile Silvia,
      ringraziamo il suo interessamento e riscontro nelle nostre attività.
      Confermo che ho inoltrato il suo commento anche alla nostra amministrazione.
      Cordiali saluti,
      Ulisse
      STAFF Tecnico – Associazione Italiana Disgrafie

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *